Nelle Università formazione ad hoc per la mediazione

Da docenti e operatori del diritto proposte per radicare la cultura delle Adr


Con la ripresa dei lavori parlamentari torna all’attenzione della politica la riforma del processo civile, che ha visto al lavoro la Commissione di studio nominata dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia. Nella convinzione che la performance della giustizia civile debba essere riportata
ai principi di celerità, effettività e sostenibilità, il Governo ha scelto di intervenire su più piani complementari, la riforma del processo, da una parte, e la nuova disciplina dei percorsi stragiudiziali in particolare della mediazione, dall’altra.

Si potrebbe leggere tale scelta come il tentativo di distribuire il contenzioso civile su distinte modalità di gestione al mero scopo di ridurre l’arretrato e la durata delle cause. Tuttavia, una lettura più attenta indica che il fine di creare le condizioni dell’efficiente funzionamento della macchina processuale non è l’unico.

La riforma Cartabia mira alle persone che hanno bisogno di giustizia in un’epoca in cui ripresa e resilienza sono gli obiettivi urgenti della politica. L’occasione viene offerta proprio dalla crisi: il concetto di coesione sociale, cura del dramma e del potenziale distruttivo della pandemia diviene un principio guida. Il pericolo, il rischio, hanno acceso coni di luce su ciò che serve.

Se le regole del processo servono in astratto a realizzare ordine e sicurezza sociale, una mediazione di qualità genera senso di comunità, appartenenza alla società, fiducia nella giustizia e nell’amministrazione, capacità, solidarietà nel dialogo, collaborazione, responsabilità.
Con la pratica di mediazione la coesione si genera dal basso: i confliggenti, con l’assistenza dei loro avvocati e la guida del mediatore, sono gli artefici delle soluzioni in condizioni di consapevolezza, autonomia e responsabilità. L’accordo sarà il loro accordo, genuino e sano perché dalle stesse parti ricercato e insieme costruito.

La riforma della mediazione promuove le condizioni che favoriscono la partecipazione di tutti – cittadini, professionisti, imprese – al progredire della società. Grazie alla mediazione, si apre un nuovo spazio professionale di prevenzione e gestione delle liti, si offre alle imprese la via più
adeguata alle crisi commerciali, si permette ai cittadini di appropriarsi del proprio potenziale, l’empowerment, si diffonde la capacità di dialogo, si favorisce la maturità collettiva, infine si riporta all’essenziale il contenzioso giudiziale permettendo alla giurisdizione di funzionare in qualità, efficienza, celerità.

Che la strada del radicamento della cultura della mediazione sia segnata è confermato dal successo dei recenti eventi che hanno coinvolto il mondo universitario e professionale. Il 2 luglio scorso i principali laboratori di ricerca in materia di Adr si sono incontrati per mettere a punto la proposta di istituire la formazione universitaria in mediazione dei conflitti, con le Università di Firenze, Pisa, Siena, Milano, Sassari, Trento e Verona e del Centro Scienze per la Pace di Pisa, con il patrocinio della Rete delle Università per la Pace e della Conferenza delle Associazioni scientifiche di Area Giuridica. La comunità scientifica ha preso atto della necessità di dare finalmente spazio a una materia che sposta i confini dei tradizionali settori scientifico disciplinari e non esaurisce la sua portata nel solo ambito processuale. L’accento sulla formazione indispensabile in mediazione valorizza le capacità professionali e manageriali di prevenzione e gestione responsabile e autodeterminata dei conflitti, mentre la formazione
giuridica attuale limitata alla gestione avversariale non contempla le competenze del dialogo, dell’ascolto e della collaborazione. Il Position paper è stato sottoposto all’esito dell’incontro, oltre che alla ministra Cartabia, anche alla titolare del dicastero dell’Università, Cristina Messa.

Il 6 luglio è stato avviato in collaborazione con il Coordinamento Forense degli Organismi di Mediazione, l’Unione Nazionale Avvocati per la Mediazione, l’Associazione Nazionale Mediatori Professionisti, il primo Ost telematico con la partecipazione di centinaia di professionisti e
studiosi che si sono confrontati sui temi della mediazione dei conflitti: diversi gruppi di lavoro hanno prodotto un dossier sottoposto poi alla ministra Cartabia, che rappresenta una fonte di ispirazione, conferme, idee, la genuina e diffusa esigenza di innovare la cultura della prevenzione e della gestione dei conflitti nell’interesse dei cittadini e delle imprese del nostro Paese.

Ora quel che serve è che la politica sostenga il progresso della società e l’innovazione della cultura giuridica.

L’autrice è Ordinario di diritto commerciale, dipartimento di Scienze giuridiche, Università degli Studi di Firenze

Fonte: Norme&Tributi Plus Diritto | di Paola Lucarelli